La storia dell’arte è una storia di furti. Nel 1911 la Monna Lisa fu sottratta al Museo Louvre da un ex dipendente italiano, Vincenzo Peruggia, che la tenne nascosta per oltre due anni prima di essere scoperto, durante la Seconda guerra mondiale il regime nazista confiscò centinaia di migliaia di opere in tutta Europa, il celebre L’urlo di Edvard Munch venne rubato ben due volte nel 1994 e nel 2004 dal Museo Nazionale di Oslo e nel 1990 due uomini travestiti da poliziotti rubarono 13 quadri, tra cui opere di Rembrandt e Vermeer dal Gardner Museum di Boston, per non parlare di tutte le opere che adornano i musei più famosi di Europa, spesso sottratte con l’inganno o trafugate.
Se parliamo di furti d’arte, però, il ladro più prolifico della storia è un giovane francese, attivo tra il 1994 e il 2001, che riuscì a rubare oltre 300 opere d’arte da circa 170 musei in tutta Europa. Si tratta di Stephane Breitwieser, il protagonista de Il ladro, il libro di Micheal Finkel di cui parleremo oggi.
Il libro, pubblicato nel 2023 ed edito in Italia da Solferino ripercorre le gesta di Breitwieser dai primi furti fino all’arresto, raccontando nei minimi dettagli il modus operandi, le motivazioni e il disagio del giovane ladro.
Chi è Stephane Breitwieser

Come detto in precedenza, Stephane Breitwieser riuscì a rubare più di 300 opere in 7 anni, saccheggiando circa 170 musei in tutta Europa. All’inizio dei furti aveva poco più di vent’anni e viveva nella mansarda della casa della madre insieme alla fidanzata, a Mulhouse, piccola cittadina dell’Alsazia. La particolarità di questa città, famosa solo per le fabbriche di automobili, è di essere immersa in una regione piena di musei. In poco tempo Stephane può raggiungere Svizzera, Belgio, Olanda, Germania e Austria, oltre alle centinaia di località francesi con musei. Nei momenti in cui la vita si fa pesante Stephane è solito visitare un museo, per placare il suo disagio con la bellezza. L’arte è da sempre stata la sua più grande passione e in una di queste visite, in cui spesso lo segue la fidanzata Anne Catherine, decide che può portare a casa un pezzo della collazione, pensando che, alla fine, non è un gran problema.
L’adrenalina del primo furto lo inebria, nessuno se ne accorge, ed effettivamente la mansarda ha bisogno di un tocco di classe e colore. Da quel momento in poi Breitwiser non riuscirà più a fermarsi. Più di 300 opere si ammassano sulle pareti della mansarda in pochi anni, quello che era iniziato come un gioco diventa un’ossessione. Appena ne ha la possibilità guida per qualche ora, entra in un museo, controlla le opere che gli interessano e le ruba. Il suo modus operandi è tanto semplice quanto geniale, cerca di non dare nell’occhio, controlla i movimenti delle guardie, usa la fidanzata come palo e, con il solo ausilio di un coltellino svizzero, colpisce. Molti dei suoi furti sono tanto audaci quanto surreali: alcuni sembravano quasi improvvisati, altri incredibilmente semplici. Per esempio, per impossessarsi di una balestra appesa al soffitto trascina una sedia al centro della sala, ci sale sopra e la sgancia con calma. In altre occasioni, quando notava una telecamera puntata sull’opera che voleva rubare, adottava una strategia quasi assurda: si metteva di spalle e portava a termine il furto in quella posizione, confidando nel fatto che il volto non venisse ripreso.
In poco tempo la sua collezione supera il miliardo di euro in valore complessivo, ma a lui non interessano i soldi, vuole solo collezionare le opere, poterne godere nel privato delle quattro mura della mansarda.
Le opere che ruba sono soprattutto rinascimentali, come la Sibilla di Cleves di Lucas Cranach, Il ballo della scimmia del pittore fiammingo David Teniers, Maddalena di Valois di Corneille de La Haye e Il pastore addormentato di François Boucher. Ma non si limita ai quadri, prende anche balestre, statue, violini, coppe e centinaia di altri oggetti dal valore inestimabile.
Ciò che lo distingue dagli altri ladri d’arte è la cura maniacale con cui tratta le opere, Breitwieser ne è ossessionato tanto da controllare temperatura e umidità all’interno della casa, per evitare che le opere si deteriorino. Ad un certo punto rubare diventa la ragione di vita di Stephan, non riesce a farne a meno e diventa sempre più spregiudicato e audace nei colpi.
È proprio questa mancanza di prudenza che lo tradisce. Nel 2001 viene arrestato al Richard Wagner Museum in Svizzera, pochi giorni dopo aver rubato un corno dal valore di 45mila dollari. In seguito all’arresto la madre decide di impulso di liberarsi della refurtiva accatastata in mansarda, distruggendo decine di quadri e disperdendo altre opere nel fiume Reno. Nel 2005 Breitwieser venne condannato a tre anni di carcere da un tribunale di Strasburgo, scontandone poi solamente due. Da quel momento in poi Stephane inizia a entrare ed uscire dal carcere, non riesce a trattenersi dal rubare, nel 2011 la polizia scopre altri 30 pezzi rubati, nel 2016 viene posto sotto sorveglianza dopo aver tentato di vendere su eBay un fermacarte rubato da un museo francese e nel 2019 viene nuovamente arrestato dopo che la polizia trova delle monete romane in casa sua.
E così si chiude la parabola del più prolifico ladro della storia dell’arte: non con un ultimo grande colpo, ma con una serie di cadute, arresti e ossessioni mai davvero superate. La sua è una storia che racconta di un rapporto malato con la bellezza, capace di trasformare l’amore per l’arte in una dipendenza distruttiva.

Il libro
Il ladro di Michael Finkel è un romanzo non fiction davvero ben scritto. È come una lunga serie di articoli narrativi che sviscerano il caso da tutte le sue sfaccettature. Oltre alla descrizione particolareggiata di tanti dei colpi effettuati dal protagonista si concentra molto sulla sua caratterizzazione psicologica. Cerca di mostrarci dall’interno della mente di Stephane la sua ossessione per l’arte e la sua dipendenza dal furto.
Per costruire questo ritratto così approfondito, Michael Finkel ha lavorato per oltre un decennio a stretto contatto con Breitwieser. In un’intervista rilasciata a Esquire, racconta che tutto è iniziato quasi per caso, dopo aver letto alcuni articoli della stampa francese su questo ladro “incredibilmente prolifico”. Da lì, una lunga corrispondenza fatta di lettere scritte a mano, fino a convincerlo a parlare: più di undici anni di lavoro, quaranta ore di interviste e viaggi insieme.
Questo rapporto diretto emerge chiaramente nel libro. Finkel descrive l’esperienza quasi surreale di visitare musei con Breitwieser: una persona apparentemente apatica che, una volta entrata in un museo, si trasforma completamente, diventando improvvisamente energica e loquace. Davanti alle opere che ama, il suo atteggiamento cambia radicalmente: le osserva come se fossero oggetti vivi, tridimensionali, cercando un contatto intimo e solitario con esse.

Guarda non solo come qualcosa da contemplare, ma anche come qualcosa da possedere. Sempre nell’intervista a Esquire, Finkel racconta come, davanti a un dipinto, il ladro fosse capace di passare in pochi istanti dall’analisi estetica a quella pratica: come staccarlo dal muro, come nasconderlo, quale uscita usare.
Alla base di tutto, secondo l’autore, c’è un vuoto difficile da colmare. Breitwieser si percepisce più come un collezionista che come un criminale, ma un collezionista patologico, incapace di fermarsi. Ogni nuova opera sembra promettere una sorta di completezza, una sensazione di appagamento che però svanisce quasi subito, spingendolo a cercarne un’altra
Sempre nell’intervista, ammette di non sapere ancora, dopo undici anni, cosa pensare davvero di lui: tra momenti di rispetto, repulsione e compassione. Ed è forse questa incertezza il punto più interessante del libro, perché restituisce tutta la complessità di una figura impossibile da ridurre a una semplice etichetta.
Il ladro è una lettura molto interessante, un true crime perfetto per gli appassionati del genere ,che unisce rigore giornalistico e narrazione, raccontando un caso incredibile e poco conosciuto.

La tua recensione mi ha molto incuriosito, libro che leggero di certo..